Le colonie possono essere un buon habitat per i gatti. E' vero che non godono dei comfort di una casa ne' delle cure e delle coccole degli umani (ma mica a tutti interessano...), ma sono liberi e hanno rapporti sociali; e questo per un gatto, come per tutti gli esseri senzienti, e' di fondamentale importanza. Le colonie devono pero' essere gestite: i gatti devono ricevere del cibo, delle cure quando possibile, e soprattutto bisogna controllare le nascite.

Sanita' nelle colonie

La situazione sanitaria delle colonie presenta evidenti aspetti negativi ma anche aspetti positivi.
In negativo c'e' un'alta incidenza di morti traumatiche: incidenti in primis, ma anche avvelenamenti e/o maltrattamenti. Ci sono scarse possibilita' di cura e prevenzione sanitaria (vaccinazioni, profilassi antiparassitarie) vuoi perche' si tratta di soggetti selvatici e quindi difficili da catturare e curare, vuoi perche' le scarse risorse di chi se ne occupa sono assorbite dalla spesa per il cibo. Questo vale sopratutto per i gattini dove il tasso di mortalita' e' molto alto ma anche per gli adulti dove l'aspettativa di vita e' sensibilmente ridotta rispetto ad un gatto di casa (varie fonti, ma ovviamente non ci sono dati certi, la collocano intorno ai 3 anni).
In positivo c'e' una minore prevalenza di alcune patologie infettive che invece sono endemiche nei gattili: e' stato dimostrato che le condizioni ambientali dei rifugi favoriscono la diffusione di calicivirus, herpesvirus (responsabili di malattie respiratorie) e coronavirus (patogeno che puo' dare origine alla FIP) sia per le condizioni di affollamento sia perche' i soggetti portatori ne incrementano l'escrezione (1). La minor densita' di popolazione, la disponibilita' e la dispersione dei luoghi di deiezione limitano inoltre la diffusione di virus altamente infettivi quali il parvovirus e lo stesso coronavirus.

La decisione di ricoverare un gatto di colonia in un gattile non dovrebbe mai essere presa alla leggera considerando il gattile come un posto sicuramente "migliore". Quando non ci sono rischi immediati, quando la colonia e' in qualche modo gestita e' meglio lasciare i gatti nel loro ambiente. Bisogna anche tenere conto che la presenza di un selvatico in un rifugio rappresenta un problema sanitario in quanto non potendo essere sottoposto alle normali profilassi costituisce fonte di infezione per gli altri; non puo' nemmeno essere seguito meglio sul piano sanitario (anche solo per delle normali terapie) ed infine lui stesso e' a maggior rischio di contrarre malattie.

Sicuramente i gatti di colonia devono essere sterilizzati: ad oggi la sterilizzazione chirurgica e' l'unica possibilita' che abbiamo per controllare la crescita delle popolazione nelle colonie feline. Non si tratta solo di evitare epidemie e mortalita' dei cuccioli ma e' la condizione per rendere sostenibile la gestione della colonia e per limitare i conflitti di convivenza con gli umani.
Sicuramente le sterilizzazioni dovrebbero essere fatte bene, cercando di minimizzare i rischi concreti e quantitativamente significativi che questo tipo di intervento comporta.

Note
(1)Common virus infections in cats, before and after being placed in shelters, with emphasis on feline enteric coronavirus. Pedersen et al, JFMS 2004

Sterilizzare come e sterilizzare chi

La scelta piu' corretta e' quella di sterilizzare maschi e femmine. L'unica ragione per non sterilizzare i maschi e' economica. Si consiglia di sterilizzare anche i maschi sia per contenere la trasmissione del FIV che per evitare gli spostamenti da una colonia all'altra con i rischi connessi (incidenti, lotte per il territorio).
Vi sono due principali tipi di interventi sulle femmine: ovariectomia e ovarioisterectomia: il primo prevede solo la rimozione delle ovaie mentre nel secondo caso viene asportato utero e ovaie. L'ovarioisterectomia e' la scelta obbligata quando la gatta e' gravida. La scelta del tipo di intervento sulle femmine e' oggetto di dibattito: a favore dell'ovarioisterectomia vale la considerazione che si elimina la causa di possibili metriti (cioe' di infezioni all'utero) che su un gatto randagio, dove ovviamente non si puo' intervenire in tempo, possono avere esito fatale.

La gestione delle colonie

Individuare le colonie ed entrare in contatto con i referenti (dove ci sono) e' la condizione necessaria per poter gestire il problema attraverso la programmazione degli interventi: siano questi le sterilizzazioni, o, nel caso, interventi di sostegno ai referenti nelle attivita' di cura. Questi contatti non solo utili sul piano pratico, ma servono anche a "non far sentire sole" le persone che si occupano della cura della colonia.
Il ruolo di queste persone e' fondamentale in particolar modo a valle di una campagna di sterilizzazione. E' infatti raro che si riescano a sterilizzare tutti i gatti di una colonia, o che a quella colonia non si aggreghino poi altri gatti. E' sufficiente che sfugga una gatta e dopo 6 mesi, 1 anno avremo un'altra decina di cuccioli pronti a procreare a loro volta... Di qui l'importanza di qualcuno che segua con costanza gli animali, li conosca e quindi possa intervenire o richiedere ad altri un intervento. Sterilizzare una colonia e poi abbandonarla a se stessa, e' un lavoro in gran parte sprecato perche' non duraturo. E' piu' utile intervenire dove c'e' la possibita' di dare continuita' e stabilita' alla colonia.

Le operazioni di sterilizzazione su una colonia possono sempre comportare dei rischi per i gatti: lo stress da cattura che "scatena" una patologia latente; il fatto che l'intervento chirurgico su un randagio di cui non si conosce la storia clinica comporta sempre dei rischi aggiuntivi; un possibile errore nelle operazioni di cattura/reinserimento...
Sono rischi relativamente bassi (anche se molto piu' alti di quelli accettabili sull'uomo) e bisogna fare il possibile per minimizzarli. E' importante appoggiarsi a cliniche che siano attrezzate per fronteggiare possibili complicanze durante e dopo l'intervento, e che rilascino i gatti solo dopo alcuni giorni di degenza.
Appoggiarsi ad ambulatori che non hanno possibilita' di degenza, dove le attrezzature sono necessariamente limitate e' un sempre un rischio: a maggior ragione quando si tratta di un randagio che puo' piu' facilmente presentare complicanze. Inoltre un randagio puo' essere portatore di pericolose malattie infettive (panleucopenia in primis) e le degenze temporanee degli ambulatori non sono generalmente attrezzate per gestire questi casi.
Quindi, il consiglio e' quello di rivolgersi sempre a strutture che possano offrire garanzie adeguate in termini di attrezzature e personale specializzato, anche se cio' puo' costare qualcosa in piu'.

TNR: cattura, sterilizzazione e reinserimento

TNR sta per Trap, Neuter and Return ed e' il termine con il quale si indica l'approccio alle campagne di sterilizzazione. Al momento questo e' l'unico approccio serio, efficace e ampiamente validato sul campo, per affrontare il problema del controllo delle nascite nelle colonie feline. La sterilizzazione non chirugica, tema su cui si sta studiando, non e' ad oggi disponibile, si spera lo sia in un futuro prossimo.

Premesso che cattura e sterilizzazione non sono certo un piacere (ne' per gli operatori, ne' tantomeno per i gatti) e che comportano rischi non trascurabili, il problema del randagismo deve essere affrontato. In territori fortemente antropizzati gatti (e cani) vivono in un ambiente che di naturale ha ben poco, i metodi che Madre Natura ha previsto per mantenere l'equilibrio delle diverse specie sono stati stravolti. Non ci sono piu' i predatori, c'e' maggiore abbondanza di cibo (si', anche rovistare nei bidoni e' "cibo"), cani e gatti almeno in parte vengono curati. E non possiamo lasciare l'intero "lavoro" alle epidemie...
Deve essere chiaro che gli interventi di sterilizzazione sui randagi si fanno in ottica "protezionistica" e vanno valutati in termini di vantaggi / svantaggi per "la popolazione", e solo in secondo luogo, e "in teoria" sono un bene per il singolo individuo. I vantaggi che la sterilizzazione garantisce in termini di minor rischio di tumori e di trasmissione di malattie infettive (FIV) sono molto relativi per i randagi dove le cause di mortalita' sono spesso banali (parassitosi, incidenti, ecc) e comunque l'aspettativa di vita e' molto limitata rispetto a quella di un gatto domestico. Magari vedessimo i randagi morire per tumore...

Strumenti per la cattura

L'unico strumento efficace e' quello della gabbia trappola (non si trovano nei negozi di animali: rivolgetevi ad una associazione). Si tratta di una specie di trasportino stretto e piu' lungo del normale con un meccanismo di chiusura automatica. Si mette un po' di cibo al fondo (meglio usare delle scatolette particolarmente appetitose), si arma il meccanismo, e si attende che il gatto entri di sua spontanea volonta'.

Puo' essere utile mettere una coperta che copra la gabbia in modo che sembri una specie di tana. I gatti sono in genere diffidenti, per cui a volte bisogna abituarli mettendo il cibo dentro la gabbia avendo prima bloccato il meccanismo di chiusura (con un cordino, una zeppetta sotto il predellino, ecc). Quando, dopo alcuni giorni il gatto si sentira' sicuro, si attiva il meccanismo di chiusura per la cattura.

Esistono anche gabbie radiocomandate: sono simili alle altre e differiscono per il fatto di essere dotate di un meccanismo con radiocomando che attiva la chiusura. Queste gabbie richiedono ovviamente la presenza di un operatore, che da una certa distanza, faccia scattare il meccanismo. Sono utili quando si deve catturare "proprio" quel gatto: vuoi perche' e' l'ultimo che deve essere sterilizzato o perche' deve essere curato.

Quando scatta il meccanismo e il gatto capisce di essere in trappola; com'e' naturale si spaventa e si agita, ma dopo pochi minuti, rendendosi conto che non ha vie di fuga, si acquatta in un angolo e resta vigile, nervoso, ma fermo. E' importante che la gabbia sia stretta e non permetta molti movimenti perche' in questo modo si evitano le piccole ferite che potrebbe procurarsi nei primi minuti dopo la cattura. L'importante e' lasciare l'animale tranquillo e coprire la gabbia.

E' bene che l'operatore assista alla cattura in modo da poter coprire subito la gabbia trappola con un telo e portarla nella struttura veterinaria preventivamente allertata evitando inutili "soggiorni" in clinica. Evitate in ogni caso di trasbordare il gatto dalla gabbia ad un trasportino: ci penseranno nella clinica a metterlo in una gabbia di degenza.

Un gatto chiuso in trappola per lungo tempo, agitato e quindi sotto forte stress, puo' incorrere in ipertemia in estate o ipotermia in inverno: entrambi questi stati possono essere fatali. Quindi mai mettere una gabbia in pieno sole d'estate o di sera in inverno e passare dopo ore (o il mattino dopo) per vedere se qualcuno e' entrato.

Quando ci si rende conto che una femmina ha appena partorito non si devono tentare catture, o comunque si deve evitare di catturare quella gatta. Chiedete sempre al veterinario di controllare il sesso e, se femmina, se ha le mammelle gonfie. In tal caso evitate la sterilizzazione e riportatela subito sul posto. I piccoli senza mamma, sopratutto nei primi giorni sopravvivono solo poche ore tra un poppata e l'altra. Salvo casi di autentica emergenza e' quindi meglio evitare le catture nel periodo delle cucciolate.

Evitate le catture multiple. E' un metodo pratico e molto utilizzato negli USA (spay days) in cui si catturano molti gatti e si sterilizzano “in serie”. Nella nostra realta' e' pero' poco applicabile in quanto non esistono strutture che possono accogliere molti gatti alla volta e in ogni caso e' un fattore di rischio aggiuntivo per quanto riguarda le “patologie infettive latenti”. Meglio uno alla volta.

Le gabbie di cattura devono sempre essere disinfettate con candeggina (almeno con quella commerciale ma pura, non diluita) e/o Virkon-S. Non effettuare la disinfezione e' un “ottimo” sistema per diffondere pericolose malattie infettive tra una colonia e l'altra (anche se non abbiamo evidenza della presenza di virus pericolosi).

Catturare i gatti con la trappola puo' fare una brutta impressione ma e' l'unico metodo efficace. Tentare di farli entrare nel trasportino, anche quando si tratta di gatti che si fanno toccare e' contraproducente. Di solito si rivoltano quando si rendono conto che li si vuole prendere e poi diventano estremamente diffidenti per cui ulteriori tentativi anche con la trappola risulteranno piu' difficili.

Altrettanto sbagliato e' tentare con i sonniferi. Il dosaggio non e' semplice, non si puo' essere sicuri di quanto farmaco effettivamente assuma l'animale, e sopratutto questi farmaci non hanno effetto immediato. Il gatto sotto l'effetto del sonnifero si puo' spostare, puo' andare a nascondersi in punti inaccessibili... e puo' correre dei seri rischi se dovesse attraversare una strada o tentare di arrampicarsi in posti pericolosi. Parliamo oltretutto di farmaci che se assunti in dosi eccessive possono essere pericolosi ...quindi e' proprio un metodo da evitare.
L'uso di "sonniferi" ha un senso solo quando si tratta di catturare un gatto in un ambiente chiuso. Ma anche in questo caso allertate sempre la struttura veterinaria in modo che possa intervenire se qualcosa va storto...

Il reinserimento in colonia

Va innanzitutto ricordato che il reinserimento nelle colonie feline e' previsto per legge, e che le colonie possono essere spostate solo per gravi ragioni e dietro il permesso dell'ASL di competenza.

Quando e' possibile, vedete di organizzarvi per un periodo di degenza di alcuni giorni post-intervento: o in clinica, o in un gabbione presso qualche volontario. Evitate la pratica di reimmettere in colonia i gatti in colonia appena svegli. E' un fattore di rischio aggiuntivo che si puo' evitare.
Il veterinario di solito ci consegna il gatto in un trasportino (sempre meglio usare quelli in metallo che hanno una chiusura piu' sicura). Giunti sul posto e' bene lasciare al gatto il tempo di capire che si trova nuovamente a casa: quindi lasciarlo nel trasportino chiuso per qualche minuto in modo che possa guardarsi attorno e poi lo si libera. E' normale che il gatto schizzi via e che non lo si veda in giro per qualche giorno.

Affidare il gatto ad un rifugio. Questa pratica e' da sconsigliare e non solo perche' di rifugi ce ne sono pochi e non ci sono posti disponibili ma perche' si rischia di fare un danno ai gatti. La colonia da cui provengono e' "a rischio"? D'accordo... ma un rifugio non e' meglio. I gatti patiscono fortemente il cambio di ambiente, il dover ristabilire rapporti gerarchici con altri gatti, e non dimentichiamo che lo "stress" non e' solo un malessere psicologico ma puo' avere anche pesanti ripercussioni sulla salute (vedi possibile insorgenza di FIP). Parliamo di gatti con un'indole selvatica che hanno subito una cattura e un intervento... li mettiamo ancora in un'altro posto a loro estraneo, con compagni sconosciuti... Immaginate cosa provereste voi!
Se non c'e' "davvero" un rischio concreto ...evitate e riportateli a casa loro.

Aspetti veterinari

Abbiamo gia' accennato che cattura e sterilizzazione rappresentano un rischio. Vediamo ora piu' in dettaglio di quali rischi si tratta e cosa si puo' fare per limitarli. Limitarli, non annullarli.

Stato di salute del gatto

Stato sierologico

Un gatto FIV e/o FeLV puo' subire lo stress anestesiologico in modo piu' pesante rispetto ad un gatto sano. Puo' aver bisogno di piu' tempo per ristabilirsi ma puo' anche avere delle altre conseguenze (es anemia, insorgenza/riacutizzazione di altre patologie latenti).
Conoscere lo stato sierologico (cioe' FIV/FeLV) sarebbe quindi utile perche' il medico possa scegliere il tipo di anestesia (es evitare l'anestesia chimica), il periodo di ricovero e i controlli pre e post-intervento. E' tecnicamente fattibile; ha pero senso farlo solo se c'e' la possibilita' di tenere ricoverato il gatto e di affrontare i costi delle eventuali cure.
Testare un gatto e basta e' una stupidaggine, ed e' altrettanto stupido cercarne una improbabile sistemazione se lo si scopre FIV o FeLV positivo: molto probabilmente anche gli altri sono positivi e non ha alcun senso spostare proprio quello.
Normalmente, chiedere di fare un preoperatorio ad un gatto di colonia viene visto come una richiesta strampalata o eccessiva ma non e' affatto cosi'. In medicina umana questi controlli si fanno per interventi piu' leggerii ...e francamentenon non si capisce perche' non si dovrebbero fare su un gatto. Si', e' un costo aggiuntivo... ma magari evitate di ammazzarli invece di sterilizzarli.

Infestazioni parassitarie

Bisogna distinguere tra gatti adulti e gattini intorno ai sei mesi di eta'. Per i gattini possono essere pericolose anche le “normali” infestazioni parassitarie intestinali. Per i gatti adulti possono invece essere molto pericolose infestazioni parassitarie polmonari (Aelurostrongylus e altri): se ne puo' sospettare la presenza attraverso una lastra e si possono diagnosticare attraverso un esame feci (ricerca con metodo Boermann). Una semplice lastra puo' evidenziare anche polmoniti, broncopolmoniti, ecc che comunque comportano lo stop all'intervento.

Patologie infettive latenti non diagnosticabili

Sostanzialmente si tratta di parvovirus e coronavirus.

  • Rappresentano l'aspetto piu' insidioso. Ci si puo' trovare nella situazione in cui in una colonia c'e' la presenza di parvovirus (panleucopenia) e questo non deve stupire anche se non si registrano dei casi. Uno studio(1) condotto in gattili in America ha dimostrato che una significativa percentuale di gatti adulti (20-30%) espelle il Canine Parvovirus pur non presentando alcun sintomo della malattia. Ne consegue che in una colonia vi possono essere gatti che hanno acquisito l'immunita' al virus e altri (specie i cuccioli/giovani adulti) che questa immunita' non ce l'hanno, o che non e' totalmente sviluppata o che hanno la malattia in incubazione. Lo stress della cattura e del successivo intervento puo' quindi “scatenare” la malattia che, in condizioni normali, avrebbe anche potuto non manifestarsi. La presenza di una infezione latente da parvovirus non si puo' diagnosticare. Per questo non bisogna fare catture multiple specie sui soggetti piu' giovani e quindi piu' a rischio. L'unica contromisura efficace sarebbe la preventiva vaccinazione dei gatti ...cosa purtroppo difficilmente fattibile.
  • Per quanto la prevalenza del coronavirus (FCoV) nelle colonie sia piu' bassa di quanto si riscontra nei gattili, costituisce pur sempre un fattore di rischio. Stress da cattura e stress anestesiologico possono causare l'insorgere della FIP (e quindi della morte del gatto a distanza di giorni/settimane dall'intervento). Per quanto riguarda questo rischio si puo' davvero, e correttamente, parlare di “fatalita'” perche' la patogenesi della FIP e' del tutto impredicibile: lo stress viene riconosciuto come uno dei possibili fattori scatenanti ma nulla piu'.

Patologie in essere diagnosticabili

Un gatto puo' essere affetto dalle piu' varie patologie per cui in contesti normali si sconsiglia o si differisce la sterilizzazione. Possiamo spaziare dalle patologie delle alte vie respiratorie, a patologie croniche (renali in primis) a problemi di varia natura a carico di qualunque distretto dell'organismo. Sui “gatti di casa” e' buona pratica effettuare una visita clinica, un emocromo, un profilo biochimico di base e una lastra: se tutto a posto si procede con l'intervento.
Applicare un protocollo analogo sui randagi (costi a parte) ha senso solo se la struttura ha la possibilita' di sedare il gatto, fare immediatamente gli accertamenti, valutarli e poi andare in chirurgia. Questo e' possibile se la struttura ha un laboratorio interno e se e' organizzata per gestire questa procedura. E' chiaro che sedare un gatto per fargli lastra e prelievo, mandare gli esami in un laboratorio esterno e ricevere i risultati il giorno dopo rende impraticabile questa procedura. Questo almeno per la “routine”. Con l'occhio clinico del veterinario, e il consenso dell'associazione, si puo' pero' applicare questa procedura nei casi sospetti. Al gatto che appare in salute no, a quello che desta qualche dubbio si'.
Un protocollo che non preveda mai esami preoperatori non e' a nostro avviso accettabile (anche se perfettamente "legale").

Intervento chirurgico

Anestesia

Il rischio anestesiologico esiste sempre in qualunqe intervento ed e' di due tipi.

  • Reazione allergica/anafilattica (anche alla preanestesia): questo tipo di reazione e' impredicibile e puo' in genere, ma non sempre, essere contrastata se si interviene immediatamente con la somministrazione di antistaminici o cortisonici e gestendo il caso in modo approppriato.
  • Rischio durante l'intervento: gli interventi di sterilizzazione si possono effettuare in anestesia chimica (iniettabile) o gassosa (il gatto viene intubato e di norma si ha un accesso venoso). Sebbene l'anestesia gassosa sia la migliore: risveglio immediato senza gli effetti collaterali dei farmaci (allucinazioni, difficolta' di equilibrio, ecc), entrambe le tecniche sono "tecnicamente" adeguate allo scopo ...salvo imprevisti sempre possibili. L'anestesia chimica e' poco controllabile mentre l'anestesia gassosa si'. Nel caso di un qualunque incidente (dalla resezione accidentale di un vaso, alla “scoperta” di una massa, ad una apnea) ... chirurgo ed anestesista hanno molte piu' possibilita' nel gestire l'emergenza se il gatto e' in anestesia gassosa piuttosto che non in chimica. Ovviamente la sala chirurgica deve essere attrezzata per gestire questi casi. In ogni caso, ripetiamolo pure alla noia, un intervento chirurgico e' un intervento chirurgico e va fatto in condizioni di massima sicurezza.

Sterilita', chirurgia e sutura

Una sterilizzazione e' una chirugia e deve essere eseguita in sterilita' (devono cioe' essere sterili i teli, il filo di sutura, i guanti, ecc). E' vero che i gatti sono molto resistenti alle infezioni che possono acquisire durante questi interventi, ma pero' – paradossalmente – per sterilizzare i randagi servirebbero standard piu' alti che per i gatti di casa per la semplice ragione che una infezione su un gatto di casa si puo' trattare mentre su un randagio, una volta liberato, no. Sutura: sul gatto di casa va bene il collare di elisabetta e quindi il rischio che il gatto (leccandosi) si tolga i punti anzitempo non e' un vero probelma, ma sul randagio no: questo rischio esiste. Per questo e' bene non liberare subito i gatti, ma fargli fare una degenza di una settimana per poter tenere la ferita sotto controllo.

Gabbie di degenza

Chiunque abbia fatto un po' di sterilizzazioni avra' avuto esperienza di “infezioni nosocomiali” che spesso vogliono dire panleucopenia. E' sempre difficile se non impossibile appurare l'origine di queste infezioni ma sicuramente ambulatori che non dispongono di gabbie “realmente” e facilmente pulibili (cioe' gabbie completamente in acciaio tipo Shor-line ®), che non usino di norma disinfettanti efficaci contro il parvovirus (in primis ipoclorito di sodio), che “lavorano” con associazioni e quindi accolgano gatti e gattini di colonia costituscono un fattore di rischio importante. Quindi sempre rivolgersi a strutture siano adeguate sotto questo profilo.

(1) Canine parvovirus in asymptomatic feline carriers. S.R. Clegg et al; Veterinary Microbiology dec 2011

Un protocollo per le sterilizzazioni

Va bene che chi fa sterilizzazioni deve mettere in conto l'incidente (anzi "gli" incidenti) ma cio' non esime dal cercare di fare il possibile per evitarli.

  • Gli interventi si fanno solo in cliniche attrezzate per interventi in anestesia gassosa, con un radiologico e macchine per esami ematologici/biochimici in sede. Il protocollo vale per maschi e femmine
  • Nei limiti delle possibilita' il gatto viene visitato ed auscultato
  • Prima dell'intervento viene fatta una lastra al torace e un prelievo di sangue per un esame ematologico e biochimico (BUN, Crea, TBil, TP, Alb). Questi esami servono sostanzialmente ad escludere: polmoniti (parassitarie o batteriche), patologie renali o epatiche evidenti e problemi a livello ematico (anemie, piastrinopenie, infezioni gravi in corso, ecc).
    • Se emergono problemi si sospende l'intervento e si procede con ulteriori accertamenti: es test FIV/FeLV e gli altri accertamenti del caso.
    • Se gli esami sono nella norma si procede con l'anestesia e l'intervento
    L'intervento e' quello di orchiectomia per i maschi e ovariectomia/ovarioisterectomia per le femmine. La nostra indicazione(*) e' quella dell'ovariectomia per le gatte giovani e in buona salute; ovarioisterectomia per gatte piu' anziane o, ovviamente quelle gravide. Poi decide il chirurgo.
  • Post-operatorio: somministrazione di amoxixillina-acido clavulanico e ricovero in struttura per 1-2 gg
  • Ricovero presso volontari (in gabbia) per altri 5-7 gg continuando la terapia antibiotica.
  • Prima della reimmissione in colonia, l'indicazione e' quella di una singola vaccinazione RCP (**) e della somministrazione di un antiparassitario

(*) In letteratura non c'e' un unanime consenso sul fatto che sia preferibile l'ovariectomia rispetto all'ovarioisterectomia. Da una nostra piccola indagine che ha coinvolto tra gli altri diplomati di College, e professori universitari abbiamo ricevuto indicazioni diverse. Per questo ci limitiamo ad una indicazione e (ovviamente) lasciamo liberta' di scelta al chirurgo.

(**)Response of feral cats to vaccination at the time of neutering; Fisher SM et al J Am Vet Med 2007 Jan 1;230(1):52-8.

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